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Seno ampio
Collina che sale
Sguardo disteso
Adagiato sulla tua fronte
Calma
Nel vicolo ombroso
Come un passo .
La curva del tuo braccio
Si culla dell'occhio stanco
Le luci riflette
D'artificio notturno:
Coprono le stelle
Sospese sui tuoi capelli
Riavviati dalla notte.

Alla stazione.
Hai sospeso
in corsa
suoni d'attesa,
rilevata una particella
sullo sfondo,
immagine riapparsa
nell'istante,
svanita sul vuoto
delle cose.
Che il tempo sia prestato
Al declinare sospetto
in un angolo senza luce
attratto al fine di brusche
cortine, opache
al fondo sbarrato
del cozzo con l’inutile.
Stamane disarmo l’ordito
Di queste grazie…
…poggiasti la tua mano sulla mia. L’atto semplice, preceduto da un silenzio immemore sembrò smuovere l’identico silenzio che precedette il nulla. Rischiarasti con le parole quel segno, e niente più fu uguale a se stesso. Ieri sera ritornò alla mente distratto quel ricordo, celato sapientemente da quella volontà che lo rende muto, immobile nella memoria, perenne come i tuoi occhi.
Ascesa è la notte
tenera di luci
nei rintocchi
e nel respiro
quest’inganno
arido di sogni
a sfamarsi
nei tuoi occhi.
Incompiuto
Conducimi a posare le tue mani
nel fioco riserbo delle tue noie,
nei tempi infruttuosi, nei giorni assisi
pallidi cristalli di sale spenti;
Costringimi a soffiare sugli occhi
ogni taciuto fremito d’esili giorni
inquieti, suggerisci a me con sospiri
parole che liberano i tuoi gesti interrotti...
A Peppino Impastato
Hai aperto gli occhi
e guardando
d’innanzi a te
il mare, già oscuro,
hai visto il primo aereo volare.
Hai stretto il pugno
mormorando
in esso quell’idea
l’idea che l’uomo stringe
in sé la vita
e l’intelletto
come l’aria che strinse
le tue parole
e l’ultimo grido
che risuonò quella notte.
Uno scoppio
coprì in un ruggito
le ultime tue
parole ironiche
sul mutismo
delle gente
e di chi vuole
l’uomo schiavo
delle proprie debolezze
senza ragione immerse
nell’oblio della libertà.
To L.
L’aria abbraccia savia
la linea del tuo naso,
riluce esposta
la dolce curva
delle tue labbra,
incauto invaso d’ombre.
Arcate d’ambra
sormontano l’iride,
onde di riverberi
le sfiorano lente,
sempre in movimento:
un’alba docile
che ascende
sotto il mio sguardo
silenzioso.
Phaenomena Mundi.
La luce filtra l’incoscienza del tuo silenzio
nel vivere quotidiano. I passi si fanno da soli
come le parole impensate
della ripetizione cortese degli incontri di ogni giorno.
Siamo caduti tu ed io.
Io nel mondo, tu
nella discordia dei progetti,
nei sogni.
Si aprono le scale come ventagli grigi,
le porte trasparenti
nel silenzio di tutti questi mattini
non si sono mai richiuse.
Sono ritornato
per non andarmene mai più.
Tutto è ancora qui
nelle feritoie infinite del mio cuore,
e il suo respiro
vela l’immagine del mondo.

Tanto tempo fa,
breve in realtà, un vento
calibrava parole,
una nuda carezza,
sulla tua nuca.
Ruotando, un soffio
di sole sul viso,
vi si posava docile,
e limpido risuonava
il suo biancore
ferendo gli occhi.